
And this chaos it defies imagination…
Musica da un ridente paesino in collina.

And this chaos it defies imagination…
Ché alla fine tutti hanno scritto qualcosa riguardo The 2nd Law, ultima fatica (ma chissà se han faticato davvero) in studio dei Muse. Le parole che seguono non vogliono essere assolutamente un’analisi oggettiva, quanto una serie di osservazioni da un fan che ormai li segue da un pezzo e che ha schifato abbastanza The Resistance, precedente uscita discografica del gruppo.
Senza tanti giri da parole: a me piace. Lo so che non è un capolavoro artisticamente parlando, che molte parti sono molto poco ispirate e con tanti rimandi ad altri gruppi (ma anche a loro stessi) e che il buongusto ormai non sanno manco più dove sta di casa (ma personalmente li adoro anche per questo). Però l’album mi coinvolge in tutto e per tutto, dalle “classiche” Supremacy e Animals alla sboronaggine dilagante di Survival (sì, è quella delle Olimpiadi), dalle tamarrate come Madness e Follow Me (che si apre con il cuore del figlio del Bellamy) al funk di Panic Station (provate a non sculettare qui), fino ad arrivare ai rimandi U2 di Big Freeze e alle ballad Explorers e Save Me (uno dei due pezzi cantati da Chris Wolstenholme, bassista della band. L’altro pezzo, Liquid State, è il brano che mi convince di meno di tutto l’album). Inoltre, menzione speciale per le due title tracks, cioè Unsustainable e Isolated System. Se la prima è una versione suonata di Skrillex che ha come unica pecca un finale che è identico alla prima parte WUBWUBWUB, la seconda è un’ipnotica traccia con rimandi IDM dominata da piano e cassa dritta, con la solita giornalista che parla di entropia e, appunto, sistemi isolati. I testi in questo album si fanno più personali, con Chris che parla dei suoi problemi (passati) con l’alcol e Matt che scrive di relazioni e dell’essere padre. Dal mio punto di vista, questo fatto è molto positivo: non sono stato molto colpito dal “noi vs. loro” (ma loro chi, poi?) che regna in tutto (o quasi) The Resistance. Non che in The 2nd Law non ci sia, eh, ce n’è solo di meno. E certo, qualche testo è discutibile (“Race. It’s a race. And I’m gonna win. Yes, I’m gonna win. I will light the fuse. I’ll never lose” - vabbè, Bellamy, lascia sta’.).
Se ne sentiva il bisogno? Probabilmente no. Ce ne frega qualcosa? Ovviamente no. “Don’t give up, don’t let the magic leave us” canta Bono V… ehm, Matt Bellamy in Big Freeze; spero applichi ciò al suo gruppo. Lunga vita a ‘sti tre tamarri.
Connettetevi, su.
“Signs, what’s with those signs? would they explain it to you? silent words. and
the words describe what’s gone through our heads. feels impossible to think that
memories of now will ever fade. i’m silently whatching your movements as you
walk through the room. i’m watching your eyes moving across the floor and all
the dust in my room. this silent is so painful, don’t you think? you’d just say
i’m having “one of those days” again. but i know i’m not. can’t beleave we even
sat on the same train, looking out different windows in silent. we’ve been
trying to ignore this for so long. i’ve really let this gone too far. one of
these days i simply will ask you. didn’t know it was up to me all along. is it
really? is it so? all this time you could have told me, right? you just shut me
out with your silence. i thought you lied. dance, this silent dance of
lonlyness. stumble and fall. it’s only bitterness and tears. the daily flood of
the eyes. i remember when i thought i forgot about it all, and then how you
proved me wrong. this train is heading nowhere in a speed too high. eventhough
we’re not at the same place we’re still inside. we’re still sharing the same
view = each others eyes.”
Perché la musica parla al posto nostro, lo fa in modo più coinvolgente almeno.
65daysofstatic - Retreat! Retreat! (di sanschorus)
boh
(via ifyourefeelingsinister)
“Ho finalmente messo apposto la cantina. Te lo ricordi lo spavento che mi sono preso? E tu invece eri serena; del resto era solamente un topo. E ho ritrovato quel disegno in cui dormivi stesa al sole dentro alla cesta delle robe inutili che di buttar non ho mai avuto il cuore: ci si affeziona. E poi è tutto un ricordar le cose meglio di com’erano davvero, di quando avevamo qualche anno di meno.
Senza di te ho perso un po’ d’ilarità.”
Ecco, sì, insomma.
Oh, Tumblr, ti ho abbandonato.
Non si rassegna e non si compiace,
non si compiace e non si rassegna:
solo il dolore insegna.
È la statistica che scarta gli estremi e ti considera una caramella.
Dovendo scegliere fra brace e padella,
preferisco essere affetto da una strana forma di
Necropiroaracnoclaustrogastrocleptofagia.
(Mangio solo lo stomaco di Eric Clapton chiuso con ragni morti in fiamme).
Tutta una vita a sabotare i binari,
poi tracci un confine e la ricetta è già pronta
Solo il dolore conta
Solo il dolore conta e ci hai sempre convissuto
Solo il dolore conta, perché la malattia che hai è la vita.
Saremo il monumento continuo di nuovi desideri
che corrono giù dalle montagne più veloci della paura di soffrire.
Vestiremo splendore con la determinazione di mille inverni,
faremo esplodere il consenso in cielo
e lo guarderemo piovere diamanti in tutte le direzioni.
Parleremo per immagini
per tenere gli occhi bene aperti su quanto non si vede.
Ritroveremo le cassette degli attrezzi per riparare l’ideale,
e il nostro cinismo farà sbocciare nuovi sogni.
Innescheremo la macchina della volontà per produrre domande che spostino cattedrali.
Affinché tutto accada di nuovo oltre che nulla vada perduto.
Saremo il fatale prevalere dell’azione.
Per sempre, tutto comincia ora.
Feel To Follow…